1. Pausa, New York City

    Domani mattina partirò per una breve vacanza a New York, per cui difficilmente vedrete aggiornamenti su Zenmac. Se può consolarvi, i lavori di cui vi parlavo nell’ultimo post stanno procedendo molto bene.

    In ogni caso, il viaggio sarà la prima vera occasione per provare ad utilizzare la fotocamera dell’iPhone 4 in condizioni dove davvero vale la pena scattare fotografie. Affiancherà una Sony HX5V e una Canon EOS 400D, ma ho il sospetto che sarà in assoluto il dispositivo che ne scatterà di più. Inoltre il geotagging fa venire davvero voglia di usarlo (in realtà anche l’HX5V è dotata di GPS).

    Questo non vuol comunque dire che non dovete più aprire NetNewsWire (o il nuovo Reeder?) fino a settimana prossima: sono a casa fino a domattina e nulla esclude che abbia qualcos’altro da dirvi. In caso contrario, ci risentiamo tra una settimana. Buone vacanze di Sant’Ambrogio a tutti i milanesi!

  2. Uno sguardo a ZenMac

    Odio fare post di questo tipo, creare delle aspettative (e poi magari deluderle), ma voglio rendervi partecipi di ciò che sta succedendo.

    ZenMac è partito come qualcosa di molto vicino ad un passatempo, un modo per condividere una passione e focalizzare l’attenzione su aspetti di essa che spesso vengono ignorati. Ora come ora non posso non constatare che i risultati che ho ottenuto in questo brevissimo lasso di tempo hanno completamente spazzato via ogni mia aspettativa e per questo devo davvero ringraziarvi di cuore.

    In virtù di questo, ZenMac sta per subire una radicale trasformazione. Voglio un sito all’altezza del dibattito che sta accendendo. 

    Per cui vi prego di scusare il fatto che i post in questo periodo saranno più sporadici, ma credo davvero che ne varrà la pena.

  3. Path: La Personal Network →

    Path è un progetto molto interessante, in moltissimi versi anticonvenzionale. Twitter e soprattutto Facebook ci hanno abituati a condividere pressoché qualsiasi cosa con pressoché chiunque. Le ultime revisioni alla politica di privacy di Facebook non hanno eliminato la paura che tutti abbiamo di condividere qualcosa di cui potremmo pentirci.

    Path rema nella direzione opposta, la volontà è quella di creare una rete limitata a 50 altri utenti in modo da costruire uno spazio di intimità dove condividere qualunque cosa senza la paura che possa finire sotto gli occhi sbagliati. E’ intrigante, molto.

    Ciò che però amo alla follia di questa nuova app è la cura maniacale che gli sviluppatori hanno riposto nella creazione. Dall’interfaccia alle animazioni, è semplicemente perfetta. Apps di questo tipo fanno davvero venire voglia di essere usate.

    E’ esattamente ciò di cui parlavo tempo fa, avere una dedizione particolare nel progettare l’interfaccia con cui l’utente interagisce con il software è una delle chiavi di volta nel progresso della tecnologia zen.

  4. Dave Caolo: La filosofia del Downgrade →

    L’ultimo posto di zenmac riguardava un dispositivo di ultimissima generazione, desiderato dalla stragrande maggioranza della popolazione occidentale. L’ultimo grido, l’ultimo gadget, il top. Quante volte però mi capita di veder gente con l’ultimo BlackBerry, l’ultimo iPhone, l’ultimo Android o il nuovissimo Optimus 7 (di cui dovrò parlare prima o poi) che non sfrutta altro che la parte telefonica e (forse) l’agenda…

    Parlando di questo, sono capitato su un post di Dave Caolo, blogger di TUAW che già qualche tempo fa aveva fatto parlare di sé avendo rivelato di usare un computer che era tutto meno che recente, con dei tasti mancanti e consumato in tutte le sue parti. 

    Ora ha approfondito la cosa, parlando del suo (per ora temporaneo) downgrade ad un vecchio iMac G4 che, come lui stesso ammette, fa tutto ciò di cui ha bisogno.

    I write for a living, so my needs are minimal.

    Quanta gente è veramente in grado di ammetterlo? Fra le altre cose Caolo scrive su un blog dedicato al mondo Apple, quindi avrebbe tutti i motivi per mantenere il suo equipaggiamento sempre aggiornato.

    Si tratta di una lettura davvero interessante. Non dico di tornare tutti indietro ai vecchi G4, ma è una filosofia che fa riflettere.

    NB: il link è nel titolo.

  5. ZenReview: iPhone 4

    Primissima cosa, scusatemi per la mia lunga e prolungata assenza. Come vi avevo scritto, gli esami mi hanno completamente fagocitato e poi ho francamente avuto bisogno di un po’ di vacanza. Inoltre sto pianificando dei cambiamenti abbastanza radicali per Zenmac e sono stato abbastanza impegnato a tracciarne le basi.

    Ad ogni modo: un mese e mezzo fa ho ricevuto un iPhone 4 16GB (dopo averlo atteso per tre settimane a causa delle lunghe liste d’attesa) per sostituire il mio consumatissimo iPhone 3G.

    Quella che segue è la prima di quelle che io chiamo ZenReview, ovvero un agglomerato sparso di pensieri riguardanti qualcosa, più che una vera e propria recensione. Di quelle ne avrete lette fino ad averne la nausea.

    Punto primo: la velocità. Ero abituato sul 3G a dover attendere per fare pressoché qualunque cosa, il 4 è immediato e pressoché istantaneo in quasi tutte le applicazioni. Può sembrare banale, ma cambia radicalmente il modo di lavorare. Fa venir voglia di usarlo.

    Punto secondo: la batteria, forse la cosa più importante. Sarà perché è nuovo, sarà perché quella del 3G era ormai consumata a morte, ma questo nuovo 4 dura immensamente di più. Faccio molta fatica a farlo scaricare completamente in una giornata. Diciamo che se non lo caricassi ogni notte penso che coprirei due giorni scarsi. Con il 3G facevo sì e no sei ore. E’ in assoluto l’aspetto che sento di più. Ho tolto la visualizzazione della percentuale della batteria perché ha smesso di essere un problema. Posso incollarmi a Cut The Rope tutta la mattina senza il patema d’animo di rimanere senza telefono per il resto del giorno.

    Punto terzo: lo schermo è incredibile. In realtà non è qualcosa a cui si dà importanza quando lo si guarda le prime volte, ma una volta che ci si è abituati è impossibile tornare indietro, un 3GS sembra un prodotto di secoli fa. Avvertimento: le applicazioni non ancora ottimizzate per questo display creano rush di nervosismo incontrollabili. Vi troverete a cercare aggiornamenti su AppStore convulsamente sperando che quell’ultima sgranatissima icona venga messa a posto.

    Punto quarto: il segnale. Esiste il problema dell’antenna? Sì, esiste. Ma non è un problema. Nel mio caso, tenere un grip di un certo tipo ha fatto scendere il segnale, ma questo non ha mai avuto riflessi nella vita reale. Quello che intendo è che forse normalmente non tengo l’iPhone in quel modo ma in ogni caso non ho mai accusato alcun problema a livello di chiamate cadute o altro. Anzi, la ricezione in generale è decisamente migliore. Mi sono trovato ad avere campo in zone dove con il 3G non riuscivo nemmeno a inviare un SMS.

    Punto quinto: la foto/video camera. Questa è stata davvero una sorpresa, il 4 ha un comparto multimediale spettacolare. Credo sia in assoluto una delle fotocamere che uso con più soddisfazione per il semplice motivo che è sempre con me scattando immagini più che dignitose. Con Apps come Instagram o Infinicam diventa veramente un piacere usarla. Ma i protagonisti veri sono i video: sono impressionanti, né più né meno. Oltre al video, quello che davvero stupisce è l’audio cristallino che riescono a catturare anche in ambienti rumorosissimi come una discoteca.

    Punto sesto: i sensori. Il giroscopio indubbiamente aiuta, ma la sorpresa è il GPS. Già, quello stesso GPS che hanno introdotto nel 3G due anni fa. Ora è immediato nel fix, immensamente più preciso e finalmente completamente utilizzabile. 

    Punto settimo: FaceTime. Su un telefono jailbroken e con un tweak per attivarlo anche in 3G, diventa una piacevolissima aggiunta.

    In sostanza quindi, l’iPhone 4 non è altro che un nuovo iPhone. Non è una rivoluzione, non è un cambiamento. Fa tutto quello che facevano gli altri, soltanto molto molto meglio. La differenza è tale che venendo da un 3G sembra di aver cambiato completamente telefono. Ne vale la pena? Se avete ancora un 3G sì, senza alcun dubbio. Se avete un 3GS invece io aspetterei la nuova generazione dal momento che potete già usufruire di una fotocamera decente, multitasking e video recording.

  6. Il punto della situazione

    Dunque, in risposta a tutte le vostre domande:

    I post si sono fermati perché iniziata la prima sessione d’esami di questo semestre. Sarebbe stato meglio se avessi avvertito prima, e avete perfettamente ragione ma sono stato letteralmente risucchiato da questi quattro parziali.

    Nel frattempo sto preparando le bozze di una serie di nuovi post che definirei succulenti, quindi non si tratta di tempo perso.

    Mi scuso ancora per questa assenza ma credo che possiate tutti capire che per un paio di settimane ho dovuto spostare le mie priorità, ovviamente non per questo ho abbandonato il blog e ve lo dimostrerò non appena tornerò a galla.

  7. NV, migliorato

    Come ben sapete NV è per me un’applicazione *essenziale*. Ebbene, qualcuno è persino riuscito a migliorarla.

    Su Elastic Threads trovate una sorta di add-on che aggiunge alcune cose davvero simpatiche. La possibilità di ingrandire a full-screen, chiudere il pannello delle note e altro.

    Io ho deciso di provarla e per il momento ne sono entusiasta.

    Fatemi sapere! 

  8. And more Tumblr….

    mnmal:

    I noticed that tumblr reset my customized html theme and all the changes were lost. Fortunately I had a back up and it’s back to its old self.

    TUMBLR, WHAT’S WRONG WITH YOU!

    Does Marco leaving means the technical guys left are incompetents? I find it hard to believe. So… What’s wrong with you!?

    Grazie per avermelo ricordato. Provvedo al backup.

  9. Il Mac Minimalista: Tecnologia Zen →

    Quello di oggi è un guest post scritto per ilMacMinimalista, il blog di Diego Petrucci che ho già citato più volte in questi giorni. Per coerenza d’intenti, lo propongo anche qui. E’ una riflessione personale, un tentativo di focalizzare l’attenzione su un aspetto particolare di un mondo che sta cambiando ad una velocità supersonica. Mi piacerebbe continuare questo ragionamento, con tutti voi, per questo e per tutto il resto mi trovate su Twitter.

     

    Fin dai tempi della rivoluzione industriale la macchina (prima meccanica, poi elettronica) è stata concepita con l’idea di ottimizzare le risorse, ottenere di più in meno tempo, essere più produttivi, facilitarci la vita. Nella America della Golden Age gli elettrodomestici avevano lo scopo principale di ridurre il lavoro delle massaie.

    Il ruolo della tecnologia non è quasi mai cambiato, si tratta di renderci più produttivi. Fare di più, fare meglio, con minor fatica, minor tempo, minor disagio. Qui occorre fermarsi un attimo e fare un preciso ragionamento. Cosa intendiamo per “produttività”? Io personalmente intendo “fare meglio ed in minor tempo tutto ciò che ci serve per goderci la vita”. Perché però ciò possa avvenire, l’interazione tra noi e la macchina dev’essere qualcosa di fluido. Non dobbiamo pensare che l’oggetto che c’è tra le nostre mani sia un estraneo. Non dovremmo dover cercare di tradurre il nostro linguaggio affinché la macchina lo comprenda.

    La nostra interazione con la tecnologia presuppone nella maggior parte dei casi dei gesti artificiali. Ciò che viene chiamata “interfaccia utente”, sia essa hardware o software, non è altro che l’anello di congiunzione tra noi e la macchina. E’ molto più che l’opera di un grafico o di un designer, è un preciso modo di intendere il nostro mondo.

    E’ quella che io chiamo Tecnologia Zen. Una tecnologia che non serve a riempire la nostra vita di gesti, algoritmi e linguaggi a noi estranei ma che si inserisce perfettamente tra le pieghe delle nostre giornate, venendoci in aiuto in qualunque campo possibile, supportando il cervello umano e permettendogli di concentrarsi su cose più creative ed importanti.

    Non si tratta necessariamente di spingere la potenza dei dispositivi, si tratta di una continua ricerca verso la perfetta interazione tra i nostri due mondi, una interazione senza attriti. A nessuno serve un supercomputer il cui utilizzo presuppone un ragionamento più complesso di quello che gli si affiderebbe. E’ la volontà di approfondire il progresso tecnologico con un occhio più umanista, più incentrato su di noi. Un progresso che affronta in maniera disciplinata un numero infinito di campi di ricerca, dal design industriale a quello grafico, dalla programmazione alla ricerca dei materiali.

    E’ un cammino verso un mondo in cui personalmente mi piacerebbe vivere. Io mi sono già messo in moto. In fondo, mi sono accorto che parte di questa dimensione è già qui e che la nostra vita non aspetta altro che una tecnologia in grado di migliorarla e focalizzarla su ciò che conta davvero.

  10. Il Mac Minimalista: Barboni digitali →

    Diego Petrucci oggi muove il primo passo verso un argomento che ho intenzione di approfondire anche io e coglie in pieno l’essere della questione:

    Certe persone sono legate sentimentalmente ad oggetti fisici (o anche digitali) e faranno di tutto per non doversene liberare. Non c’è nulla di male, resta il fatto che questi saranno casi sporadici. Quanti film avete visto più di una volta (a meno che non siate addetti ai lavori)? Quanti album avete ascoltato più di dieci volte? Quanti giochi avete riniziato una volta completati? Pochi, pochi presumo. Nessuno vi impedisce di scaricare una copia fisica del vostro gioco preferito, ma ha senso fare lo stesso per gli altri cento? Non credo.

    Certo è qualcosa che si fa fatica ad accettare. E’ una rivoluzione silenziosa, dolorosa per qualcuno. Occorre aprire gli occhi e imparare ad apprezzarne i vantaggi.

    In particolare mi è capitato di parlare di questo fenomeno menzionando Spotify, un servizio che approfondiremo in un secondo momento e che davvero rappresenta qualcosa di incredibilmente innovativo. Non solo perché è troppo bello per essere vero, ma soprattutto perché rappresenta un tornante violento nel nostro modo di intendere il possesso di un bene, rende ancora più effimera la proprietà digitale.

    Leggete quel post, illuminante, davvero.